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Scienza e Tecnologia

Dalle saette di Zeus… l’antimateria!

Scritto il 12 gennaio 2011 da Marco Filoso

L’antimateria, pochi decenni fa sembrava fosse solo una fantasia. Qualcuno iniziò a immaginarla nascosta in ambiti remoti del nostro Universo… Un giorno però dei fisici, degli scienziati che studiano anche le parti minime di cui è fatta la materia, attraverso degli enormi strumenti chiamati acceleratori di particelle, riuscirono a ripetere l’esperimento che solo Dio aveva intentato prima di allora… crearono l’Antimateria! Vambè diciamo semplicemente che, seppur per pochi istanti, furono in grado di rilevarne la presenza.

Oggi, nel 2010, benché gli scienziati abbiano già tanta confidenza con l’antimateria, sono rimasti esterrefatti avendo scoperto che tutti i giorni, dalla superficie della Terra partono come saette fasci di antiparticelle!

La scoperta è stata casuale, come molte grandi scoperte. In orbita, sopra le nostre teste, c’è un satellite artificiale chiamato “Compton Gamma Ray Observatory (CGRO)” sul quale è montato il telescopio “Fermi” in grado di rilevare i raggi gamma che viaggiano nello spazio attorno al nostro Pianeta.

Cercherò di spiegare com’è avvenuta tale scoperta…

Per prima cosa dobbiamo immaginare che quando la nostra antiparticella incontra una particella (l’elettrone, nel nostro caso) le due particelle si disintegrano vicendevolmente e un raggio gamma (fatto anch’esso di particelle, di fotoni ad alta energia) viene emesso in ogni direzione nello spazio circostante.

Facciamo ora un passo indietro. Durante i temporali, i lampi riescono facilmente a generare delle particelle gamma, talvolta capita che questi fotoni, (raro, ma capita!), entrando in contatto con altri atomi dispersi nell’aria riescano a trasformarli in particelle e antiparticelle. Queste ultime non viaggiano libere nello spazio perché, avendo la loro carica elettromagnetica, risentono del campo gravitazionale terrestre. Per questo motivo seguono dei percorsi preferenziali andando eventualmente a incocciare il satellite della NASA. Quando l‘antiparticella scontra una particella di cui è fatto il satellite stesso, viene emesso un raggio gamma che il satellite è perfettamente in grado di rilevare essendo stato costruito proprio per questo!

La prossima volta che assisteremo a un temporale – ricordiamocelo – in quel momento si starà generando dell’antimateria.

Antiparticella: quella di cui parliamo qui si chiama positrone.

Non perdere il filmato che ha pubblicato la NASA, entra nel sito e guardalo subito!

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Scienza e Tecnologia

C’è vita su Marte?

Scritto il 01 ottobre 2010 da Marco Filoso

C’è vita su Marte? Il dibattito è ancora aperto.

Il primo passo della ricerca è sempre andato nella direzione di scoprire la presenza di acqua sul pianeta marziano. Di fatto, le foto scattate dalle sonde spaziali ne hanno rivelato una superficie arida e del tutto inospitale. Negli ultimi anni però, grazie ai progressi della tecnologia, non ci sono più dubbi. Un tempo (miliardi di anni fa) il pianeta era più caldo e oggi, sulla sua superficie, rimangono i segni di fiumi, laghi e mari che ne caratterizzavano il paesaggio!

Dov’è finito quel mondo così simile al nostro? Se è vero che sulla Terra la vita prospera in ogni anfratto della sua superficie, perché non sarebbe potuto accadere lo stesso su Marte?

Come se non bastasse, nuove scoperte scientifiche hanno rivelato la presenza di vaste riserve di acqua nel suo sottosuolo e ci sono ragioni per ritenere che la presenza di alcuni elementi chimici nell’atmosfera marziana siano il frutto di attività biologica.

A seguito di tutte queste scoperte, la NASA (l’Ente nazionale americano che si occupa della ricerca spaziale), ha ultimamente indirizzato le sue ricerche, piuttosto che sulla “via dell’acqua”, sulla ”via del carbonio”; Il carbonio è infatti l’elemento base di tutti gli organismi viventi della Terra.

Al momento sono attivi diversi progetti di ricerca sull’argomento che prevedono nuove esplorazioni del suolo e del sottosuolo marziano attraverso l’invio di sonde spaziali e di piccoli veicoli in grado di muoversi liberamente sulla sua superficie. Nonostante tutto questo fervore, gli alti costi della ricerca impongono un momento di riflessione.

E’ di questi giorni la notizia che nel mese di marzo (2011), la NASA renderà pubblico un rapporto dettagliato di tutti i risultati delle ricerche fin lì ottenuti.

C’è dunque grande attesa nel mondo scientifico e non, dalla valutazione dei dati del rapporto potrebbe dipendere il futuro della ricerca della vita sul pianeta rosso.

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Scienza e Tecnologia

Minacce dal cielo: gli asteroidi!

Scritto il 16 settembre 2010 da Marco Filoso

I pianeti del sistema solare (Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno) un tempo non esistevano… Nello spazio galleggiava però tanta materia, quella che gli astronomi chiamano polvere cosmica. Un tempo, tutta questa polvere ha cominciato ad addensarsi e così si sono formati i pianeti, la luna e anche il nostro sole. Dobbiamo immaginare il nostro pianeta Terra come un ammasso di queste polveri, tenute insieme dalla forza di gravità. La forza di gravità è invisibile ma i suoi effetti sono evidentissimi. Se tiriamo un sasso in aria, sarà la forza di gravità a farlo ricadere al suolo e a fare in modo che vi rimanga attaccato (la forza di gravità che attira due oggetti l’uno all’altro è tanto più forte quanto più essi sono pesanti e vicini tra loro!).  Quando il nostro sistema solare si è ripulito di queste polveri e si sono formati i pianeti, non tutta la polvere cosmica è stata consumata!

Dispersi nel sistema solare vagano ancora migliaia di questi frammenti, essi sono gli asteroidi!

Se uno di essi si avvicinasse troppo al nostro pianeta Terra, ne sarebbe attratto (sempre la forza di gravità!) e precipiterebbe al suolo, meglio se nel giardino del vicino!

Sono tanti gli scienziati che tutte le notti scrutano il cielo stellato con i loro telescopi cercando asteroidi. Sono proprio questi scienziati ( …che possiamo anche chiamare astronomi) che ci hanno avvisato che l’otto e il nove settembre scorsi, due asteroidi, rispettivamente di 10 e 15 metri di diametro ci sono passati vicinissimi ma, fortunatamente per il nostro vicino, non così tanto da cadergli nel giardino! Insomma sono passati vicino alla Terra ma hanno proseguito per la loro strada, possiamo tirare un respiro di sollievo!

Molti scienziati ritengono che la scomparsa dei dinosauri (65 milioni di anni fa’) sia da addebitare alla caduta di un asteroide che però aveva un diametro di più di 1 km!

L’impatto con un asteroide così grande, oltre a scatenare incendi, terremoti, tsunami e frane, creerebbe un nuvolone di detriti e di polveri così grande da oscurare i raggi del sole facendoci piombare per lungo tempo nel buio e nel freddo.

Avete mai provato a mettere una piantina nel buio per più giorni? Allora non fatelo perché alla mamma non farebbe piacere di ritrovarla stecchita!

Comunque, tornando ai nostri asteroidi, non dobbiamo preoccuparci, quelli pericolosi (da 150 metri di diametro in su) e che hanno proprio voglia di venirsi a schiantare sulla Terra, sono rarissimi. Sarà quasi impossibile che durante la nostra esistenza avremo a che fare con gli asteroidi più di quanto non sia già capitato nei giorni scorsi. Cionondimeno, la statistica non ci proteggerà per sempre da questa evenienza e per questo, molti astronomi sono seriamente impegnati a scovare gli asteroidi nelle immensità del cielo stellato.

Curiosità: Ricordati che i pianeti del sistema solare sono solo otto e non nove! Gli astronomi hanno deciso nel 2006 che Plutone è un “pianeta nano” e cioè una via di mezzo tra un pianeta e un asteroide.

Cerere, il più grande asteroide conosciuto, ha un diametro di quasi 1000 km

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M. Filoso

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News, Scienza e Tecnologia

Individuati ghiaccio e molecole organiche sull’asteroide 24 Themis

Scritto il 29 aprile 2010 da Lorenzo

Per la prima volta sono stati scoperti sulla superficie di un asteroide ghiaccio d’acqua e composti organici primari.
Il corpo celeste in questione è l’asteroide 24 Themis, uno degli asteroidi più grandi, ha diametro di 200 chilometri ed è stato scoperto dall’astronomo italiano Annibale De Gasparis il 5 aprile 1853 all’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, Napoli.

Ora grazie ad un telescopio a infrarossi della Nasa è stata individuata una pellicola di ghiaccio che avvolge tutto l’asteroide, e all’interno del ghiaccio sono state individuate delle molecole di materiale organico.

La scoperta rafforza una ipotesi che era già stata presa in considerazione dagli studiosi, cioè che gli asteroidi, assieme alle comete (che a differenza degli asteroide sono composte prevalentemente di ghiaccio, sono come delle palle di neve giacciata e sporca) potrebbero aver portato acqua e materiali organici base per la formazione della vita sulla Terra, avrebbero portato, schiantandosi sul suolo terrestre, i cosiddetti “mattoncini della vita” che avrebbero fatto iniziare la vita sul nostro pianeta.

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