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Ambiente e ecologia

Global warming: parlano i ghiacciai.

Scritto il 21 ottobre 2010 da Marco Filoso

I ghiacciai, oltre a essere un elemento caratterizzante di alcuni paesaggi italiani di alta quota, costituiscono un’importante riserva di acqua dolce che può essere utilizzata per diversi scopi. L’acqua che proviene dalla fusione di un ghiacciaio (prevalentemente d’estate) può essere utilizzata per irrigare i campi o per produrre energia elettrica. Spesso ci capita di ascoltare notizie alla televisione che ci parlano dei cambiamenti climatici ed ecco allora che la situazione dei ghiacciai diventa un ottimo sistema per valutare l’effettiva fluttuazione nel tempo della temperatura e delle precipitazioni. I ghiacciai alpini, (maggiormente di quelli vallivi), sono costituiti di ghiaccio a una temperatura prossima a quella di fusione, per questo motivo, con il loro espandersi o ritirarsi, registrano scrupolosamente le variazioni termiche.

Nel nostro Paese, il Comitato Glaciologico Italiano (CGI) è l’ente di riferimento che sorveglia lo stato dei ghiacciai ed è attraverso il suo sito internet che ricaviamo questi dati:

-       Dal 1850 a oggi, la superficie dei ghiacciai italiani si è ridotta di oltre il 40%!

-       Il limite delle nevi si è innalzato di oltre 100 m.

-       Molti piccoli ghiacciai sono scomparsi e quasi il 100% dei ghiacciai monitorati è in ritiro.

In particolare è stata evidenziata una fase di accentuato ritiro intorno al 1950 e una fase di avanzata tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ’80. Dagli anni ’90 a oggi il ritiro è inesorabile.

Gli scienziati sanno bene che la temperatura del nostro pianeta non è mai stata la stessa e che il Mondo ha affrontato periodi di glaciazioni e periodi di caldo torrido. L’Uomo però è l’ultimo arrivato, la memoria storica della nostra civiltà non si spinge indietro più di qualche migliaio di anni, un’inezia rispetto ai “tempi geologici” di milioni e milioni di anni.

Forse, un tempo non lontanissimo, le palme cresceranno spontanee nella Pianura Padana o forse la tendenza si invertirà e avremo un ghiacciaio che dal cratere del Vesuvio scenderà fino al mare. Non è facile fare previsioni, l’importante sarà di continuare a studiare la dinamica della Natura e la sua incessante mutevolezza.

A parte l’amore per i ghiacciai alpini voglio però fare una considerazione personale sulla pericolosità di tale situazione. Devo dire di non essere particolarmente preoccupato del ritiro dei ghiacciai e non sarà così grave se per vederne qualcuno toccherà spostarmi più a Nord, il cambiamento climatico non è di per se nulla di strano. Spaventa sicuramente la rapidità con la quale avviene tale surriscaldamento globale e la conseguente incapacità di adattamento umano ai cambiamenti. Oggi come oggi però, questo tipo di valutazioni rischiano di distrarci da questioni ambientali più urgenti.

Nulla mi toglie dalla testa che il grave livello di inquinamento ambientale è il fattore più allarmante sul quale conviene concentrarsi. Nonostante un certo rimpianto per il ritirarsi di stupendi ghiacciai come quello dell’Adamello, a volte, ho la sensazione che, lanciati a bordo di un’auto a 300 km all’ora, ci stiamo preoccupando dell’eventualità di morire bruciati da un fulmine!

M. Filoso

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Ambiente e ecologia, News, Primo piano

Onda nera di petrolio nel fiume Po

Scritto il 26 febbraio 2010 da Lorenzo


Alcuni giorni fa sono state aperte (ancora non si sa da chi) sette cisterne che si trovano in una ex raffineria di petrolio vicino a Monza, e da queste cisterne sono usciti 2,5 milioni di litri di carburante.
Questa enorme quantità di petrolio è finito nel Lambro, un fiume che si trova in Lombardia, e poi è passata nel Po, fiume che da qui scorre per un lungo tratto in Lombardia e poi in Emilia-Romagna – nella pianura padana – finche non sfocia nel mare Adriatico.

Questa onda nera è molto dannosa per l’ambiente e sta mettendo a rischio un intero ecosistema. Intanto è stata vietata la pesca e l’utilizzo delle acque del fiume Lambro, e si sta facendo il possibile per arginare il disastro ambientale cercando di contenere il petrolio e tirarlo fuori dall’acqua.
Le operazioni di bonifica potrebbero richiedere alcuni giorni, forse una settimana, e l’urgenza è quella di bloccare il cammino del petrolio e soprattutto non farlo infiltrare nei canali che servono per irrigare i campi coltivati.

Foto | ansa.it

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