Scritto il 08 maggio 2010 da Lorenzo
Per fermare la marea nera di petrolio che si trova nel Golfo del Messico e che si sta spostando verso le coste dello stato americano della Louisiana, mettendo a rischio la vita e l’ambiente naturale di queste coste, i tecnici della BP (la BP è la società responsabile della piattaforma affondata, anche a lei si addebiteranno i costi in denaro del disastro, i costi per l’ambiente li pagheremo tutti) stanno provando, con una impegnativa operazione, ad installare sul fondo del mare una cupola di cemento.
La cupola dovrebbe riuscire a contenere la perdita di petrolio dalla piattaforma Deepwater Horizon affondata, dovrebbe bloccare il petrolio prima che arrivi in superficie, ingabbiare le fuoriuscite dal pozzo, aspirare il petrolio e farlo arrivare ad una nave che si trova in superficie.
La cupola è una struttura in acciaio e cemento – pesa di 100 tonnellate ed è alta 12 metri -, è stata calata in acqua e dovrà ora essere fissata sul fondo dell’Oceano, a 80 chilometri dalla costa e a 1.500 metri di profondità, con l’aiuto di particolari robot subacquei.
L’operazione non è facile e richiede tempo, dovrebbe essere conclusa per domani.
La marea di petrolio grezzo che si muove verso la Louisiana intanto ha raggiunto le Isole Chandeleur, un arcipelago con uno splendido ambiente naturale dove sono stati avvistati i primi cormorani incatramati, con le piume sporche del nero del petrolio.
AGGIORNAMENTO DEL 9 MAGGIO
Il tentativo di arginare la fuoriuscita di petrolio purtroppo è fallito, anzi la gigantesca cupola rischia di causare nuovi danni e nuove perdite di petrolio.
Ora la società responsabile della piattaforma affondata, la BP, sta cercando di trovare un’altra soluzione al problema. Intanto il petrolio si avvicina alle coste della Louisiana.
Foto: lastampa.it
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