Archivio Tag | "Barack Obama"

Ambiente e ecologia, News, Primo piano

Marea nera: falla riaperta dopo un incidente e poi richiusa

Scritto il 24 giugno 2010 da Lorenzo

Ancora alcune news dalla ‘marea nera‘, la marea di petrolio disperso nel Golfo del Messico dopo che la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon è affondata causando uno dei peggiori disastri ecologici mai avvenuti.

Infatti a causa di un incidente, uno scontro tra una macchina automatizzata, un robot sottomarino utilizzato per riparare il disastro, e alcune tubature è stato rimosso il tappo che permette di recuperare il petrolio che esce dalla perdita e il petrolio greggio ha ricominciato a disperdersi in mare.
Fortunatamente dopo alcune ore il coperchio è stato rimesso a posto.

Intanto lo stop chiesto dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama alle trivellazioni in acque marine profonde è stato bocciato da un giudice americano, quindi le trivellazioni per cercare petrolio a queste profondità sottomarine possono reiniziare, nonostante il rischio che possano provocare incidenti disastrosi come quello alla Deepwater Horizon.

E purtroppo c’è un’altra brutta notizia che segnaliamo, infatti sempre ieri si è tolto la vita un capitano, un pescatore di 55 anni che aveva preso a lavorare per la Bp, la società responsabile della piattaforma affondata, dopo che aveva perso il lavoro, come tanti altri, a causa della marea nera che non permette la pesca nelle acque del Golfo.
Secondo il medico legale l’uomo “era disperato per la crisi del petrolio“.

Foto: criticamente.it

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News, Primo piano

Birmania: il premio nobel Aung San Suu Kyi festeggia il compleanno in carcere

Scritto il 20 giugno 2010 da Lorenzo

Aung San Suu Kyi è una donna che da anni, assieme al movimento non-violento di cui fa parte, si batte per l’affermazione dei diritti umani nel suo Paese, la Birmania, che è dominato da una dittatura che soffoca molte libertà alle persone.

La Birmania (Stato che da più di 10 anni si chiama ufficialmente Myanmar ma molto spesso viene chiamato Birmania per abitudine) si trova nella parte sud del continente asiatico (sotto c’è la cartina che mostra la posizione del paese).

Aung San Suu Kyi, che ha svolto attività politica seguendo anche gli insegnamenti del Mahatma Gandhi, quindi agendo in maniera non-violenta, per le sue battaglie a favore della democrazia in Myanmar è da anni costretta agli arresti domiciliari dalla dittatura militare che governa il suo paese e che si oppone al ritorno della democrazia.

Nel 1991 le è stato assegnato il premio Nobel per la pace, proprio perché è un esempio di coraggiosa lotta per i diritti dell’uomo, e Aung San Suu Kyi ha destinato i soldi del premo, più di un milione di Euro, al sistema sanitario e alla scuola del suo Paese.

Ieri Aung San Suu Kyi ha compiuto il suo 65° compleanno ancora agli arresti domiciliari nella sua residenza, dove è costretta senza aver commesso niente, e molti – dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama alle migliaia di persone che nel mondo hanno fatto delle manifestazioni per la donna – hanno chiesto ai dittatori/carcerieri birmani la liberazione di Aung San Suu Kyi.

Obama ha scritto una lettera dove fa gli auguri al premio Nobel e dice: «La sua determinazione, il suo coraggio, il sacrificio personale nell’impegno per i diritti umani e per il cambiamento democratico in Birmania sono fonte di ispirazione per chi è schierato per la libertà e la giustizia. Ancora una volta rivolgo un appello al governo della Birmania per il rilascio immediato e senza condizioni di Aung San Suu Kyi e di tutti i prigionieri politici e perché venga loro consentito di costruire una Birmania più stabile e prospera che rispetti i diritti di tutti i cittadini».

(Le immagini sono prese da wikipedia.)

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Barack Obama: la Marea Nera, l’11 settembre e la necessità della “energia pulita”

Scritto il 16 giugno 2010 da Lorenzo

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, in un discorso alla televisione americana in cui ha affrontato il problema della marea nera, cioè il disastro ecologico causato dall’affondamento nel Golfo del Messico della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, ha detto che tutto quello che è accaduto ha fatto capire quanto sia importante incrementare e sviluppare le energie pulite: «è arrivato il momento di passare alle energie pulite» ha detto.

Le energie pulite cui si riferisce Obama sono quelle che non inquinano e sono prodotte da fonti che si rigenerano naturalmente (per questo sono anche chiamate energie rinnovabili); tra le energie rinnovabili ci sono l’energia idroelettrica (ad esempio quella prodotta sfruttando lo scorrere dell’acqua dei fiumi), l’energia solare e quella eolica (dal vento).

Barack Obama precedentemente aveva anche paragonato l’assalto distruttivo della marea nera agli attentati dell’11 settembre del 2001 quando alcuni aerei dirottati da terroristi si sono abbattuti sulle Torri Gemelle, alcuni edifici che si trovavano a New York, facendo quasi 3000 morti, «la marea nera è l’11 settembre dell’ambiente».

Nel suo discorso inoltre ha definito quello della marea nera come «il più grande disastro ambientale della storia» e ha dato la colpa dell’incidente alla superficialità della compagnia Bp, responsabile della piattaforma affondata, e ha detto che adesso pagherà per i danni «mettendo a disposizione tutte le risorse che serviranno».

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Marea nera: il tappo recupera metà petrolio, ma la macchia si estende

Scritto il 07 giugno 2010 da Lorenzo

Sul petrolio che fuoriesce in mare nel Golfo del Messico dalle tubature rotte della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon che è affondata e sui tentativi di limitare i danni all’ambiente ci arrivano due notizie, una bella e una brutta.

Iniziamo dalla buona notizia: ormai è chiaro che l’ultimo tentativo fatto della Bp per cercare di limitare la perdita di petrolio in mare, quindi l’utilizzo di un tappo che aspira il petrolio che esce dalla falla della tubatura, sta funzionando e si sta recuperando una metà del petrolio che fuoriesce, vengono risucchiati circa 9000 barili di petrolio al giorno (950 mila litri).

La notizia butta è che comunque la macchia di petrolio, quella che ormai tutti chiamiamo ‘marea nera’, si sta allargando sempre più, ormai si è estesa in una area marina grande quanto il centro Italia, per fare un paragone.

Intanto molte specie di animali che vivono o passano dal Golfo del Messico sono messe a rischio dal disastro ambientale: sono a rischio il tonno atlantico, le tartarughe marine, gli squali, i cetacei (come balene e delfini), il pellicano marrone, le ostriche, i granchi e i gamberetti e tante specie di uccelli migratori.

Foto: ANSA

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News

Rachel Corrie: la seconda nave di Freedom Flotilla è stata catturata, ma senza violenze

Scritto il 05 giugno 2010 da Lorenzo

Dopo la brutta avventura di lunedì della prima nave di Freedom Flotilla (‘flotta della libertà’, anche chiamata ‘flotta della pace’),  nave che è stata fermata con la forza (ci sono stati 9 morti) e che trasportava aiuti per le popolazioni palestinesi che si trovano nelle Striscia di Gaza e sono circondate dall’esercito israeliano che impedisce che entri o esca da questi territori qualsiasi cosa (questo assedio si chiama embargo), un’altra nave della flottiglia della pace, la nave chiamata Rachel Corrie, si stava dirigendo verso Gaza ed è stata catturata dalla marina israeliana, ma questa volta senza violenza.

Rachel Corrie ora si sta dirigendo, sotto scorta e costretta dalla marina israeliana, verso il porto della città israeliana di Ashdod. Tutti i passeggeri stanno bene.

La nave trasporta più di mille tonnellate di aiuti umanitari, materiale medico, farmaci e materiale che serve per aiutare i palestinesi della Striscia di Gaza a costruire le case.

Intanto molti, da semplici organizzazioni di persone a organizzazioni internazionali, tra cui l’Alto commissario dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per i Diritti umani (ONU), molti esponenti della Chiesa cattolica e il portavoce del presidente USA Barack Obama, continuano a chiedere a Israele di togliere il blocco imposto alla Striscia di Gaza, l’embargo che vuole affamare la popolazione palestinese per costringerla a togliere ogni resistenza nei confronti dello Stato di Israele e cedere quei territori che sono da anni contesi tra palestinesi e Israele.

Foto: ANSA

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Ambiente e ecologia, News

Golfo del Messico: tappo sulla falla, domani sapremo se funziona

Scritto il 04 giugno 2010 da Lorenzo

La marea nera creata dalla perdita di petrolio che fuoriesce dalle tubature rotte della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon affondata nel Golfo del Messico si avvicina sempre più alle coste americane dello Stato della Florida e la BP, la società responsabile della piattaforma, fa un altro tentativo per limitare il disastro.

Questo nuovo tentativo consiste nel posizionare un tappo sulla fuoriuscita del petrolio, un cappuccio che dorrebbe tenere la perdita. Questo tappo funziona come un imbuto aspiratore: è collegato ad un tubo dove riversa il petrolio aspirato dalla perdita, il tubo porta il petrolio su una nave che si trova sulla superficie dell’acqua.

Il tappo è stato posizionato, ora bisognerà aspettare domani: ci vogliono tra le 12 e le 24 ore per capire se questo nuovo tentativo funziona e si possono ottenere i risultati sperati.

Intanto anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha cancellato i viaggi che doveva fare all’estero per restare in America e controllare da vicino l’andamento dei lavori che cercano di limitare il danno all’ambiente causato dalla marea nera.

Sul sito della Bp ci sono le immagini trasmesse da una webcam che fa vedere in diretta la falla, ecco il link: http://www.bp.com/liveassets/bp_internet/globalbp/globalbp_uk_english/homepage/STAGING/local_assets/bp_homepage/html/rov_stream.html

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Golfo del Messico: fallita l’operazione ‘top kill’, la marea nera continua l’avanzata

Scritto il 30 maggio 2010 da Lorenzo

E’ fallita l’operazione chiamata ‘top kill‘ che doveva fermare la fuoriuscita di petrolio dalla falla della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon affondata nel Golfo del Messico, fermare l’avanzata di quella che ormai tutti chiamano ‘marea nera‘, cioè l’enorme massa di petrolio che via mare si sta muovendo verso le coste americane della Louisiana dove promette di fare enormi danni all’ambiente.

La Bp, la società responsabile della piattaforma affondata, ha ammesso che l’operazione, dopo 3 giorni di tentativi, si può considerare fallita. Ora la società vorrebbe provare con un altro piano, cioè con l’utilizzo di robot sottomarini che dovrebbero chiudere il tubo con una valvola e poi collegare questa a un nuovo tubo e attraverso questo tubo aspirare il petrolio fino alla nave di appoggio in superficie.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dopo i primi entusiasmi (‘top kill’ all’inizio sembrava funzionare), non ha nascosto la sua preoccupazione per il nuovo fallimento e per  i rischi del nuovo piano, anche questo mai tentato ad una profondità sottomarina di 1500.

Sono passati ormai 40 giorno dall’incidente e dall’affondamento di  Deepwater Horizon e purtroppo non si è ancora riusciti a fermare la perdita di migliaia di litri di petrolio che continuano a uscire nel Golfo del Messico.

Foto: Adnkronos

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Marea nera: la Bp prova la chiusura definitiva del pozzo – operazione “top kill”

Scritto il 26 maggio 2010 da Lorenzo

La Bp, la società che è responsabile della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon affondata al largo del Golfo del Messico 35 giorni fa, sta tentando la chiusura definitiva della perdita di petrolio.

L’operazione, chiamata ‘top kill’, è molto delicata e inizia questo pomeriggio (negli USA è mattina) è dovrebbe durare più di 10 ore; secondo la Bp ci sono il 60-70% di possibilità che abbia successo e chiuda la falla.

La ‘top kill’ consiste nel fermare il flusso di petrolio che fuoriesce dalla perdita delle tubature, a 1.500 metri di profondità (la principale difficoltà nelle varie operazioni per fermare la perdita è data proprio dalla profondità: non si erano ancora mai fatte queste operazioni negli abissi), con un forte getto di fango, 22 tonnellate di fango e liquidi densi riversati ad alta pressione, e alla fine sigillare il pozzo con un tappo in cemento.

Intanto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato che si recherà venerdì sulla costa della Lousiana, la zona dove l’ambiente e la costa sono maggiormente minacciate dal disastro della marea nera di petrolio dispersa in mare, per essere sul luogo quando si saprà se si è riusciti a chiudere la falla o meno.
Obama a minacciato di togliere di mano alla Bp le operazioni che tentano di salvare la situazione, visto che la società nei vari tentativi fatti finora non è riuscita a raggiungere risultati soddisfacenti.

Sul sito della Bp ci sono le immagini trasmesse da una webcam che fa vedere in diretta la falla, ecco il link: http://www.bp.com/liveassets/bp_internet/globalbp/globalbp_uk_english/homepage/STAGING/local_assets/bp_homepage/html/rov_stream.html

AGGIORNAMENTO DI VENERDI’ 28 MAGGIO

L’operazione ‘top kill’, che dopo la sua partenza è stata interrotta e poi ripresa, per il momento sta funzionando, sta limitando la perdita di petrolio in mare, ma si tratta di una operazione lunga e delicata che si concluderà (forse) domani.

Solo fra qualche giorno, poi, si saprà se la cementazione della falla sarà sufficiente a impedire ulteriori perdite.

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Barack Obama firma la storica riforma sanitaria

Scritto il 24 marzo 2010 da Lorenzo

Negli Stati Uniti molti cittadini, a causa del particolare tipo di sistema sanitario presente, non hanno la possibilità economica di garantirsi cure mediche adeguate.

L’assistenza sanitaria pubblica, quindi a carico dello Stato, sinora era garantita solo alle persone poverissime e alle persone anziane, mentre una grande fascia di americani, pur non essendo poverissima, non poteva permettersi una assicurazione privata che le garantisse una assistenza sanitaria completa.

Ora le cose dovrebbero cambiare con il provvedimento per la riforma sanitaria appena approvato dal parlamento statunitense (il Congresso degli Stati Uniti d’America) grazie al quale l’assistenza medica viene estesa a 32 milioni di cittadini.
Si stima che con questa riforma il 95% dei cittadini americani potrà disporre di una copertura sanitaria e che con i sussidi che saranno distribuiti molte famiglie potranno acquistare polizze assicurative private, cosa che prima non potevano permettersi.

La riforma del sistema sanitario nazionale voluta da Barack Obama è stata definita storica, vista l’importanza che assume e visto anche che sono molti anni, quasi un secolo, che ci sono dei tentativi – sempre falliti – per avere una riforma sanitaria come questa.

“Abbiamo dimostrato che siamo ancora un popolo capace di fare grandi cose”, ha commentato il presidente dalla Casa Bianca.

Foto | lastampa.it

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Barack Obama e il dibattito sul nucleare

Scritto il 17 febbraio 2010 da Lorenzo

Ieri in un discorso il presidente degli USA Barack Obama ha detto di voler far costruire delle nuove centrali nucleari negli Stati Uniti. Ha anche sostenuto che l’energia nucleare al momento è l’unica fonte energetica che non produce emissioni inquinanti e previene il cambiamento climatico.

Sono trenta anni che non vengono costruite delle nuove centrali nucleari negli USA, e questa decisione sta creando molto scandalo.
Le associazioni ambientaliste stanno già protestando sostenendo che Obama sta ignorando i rischi per la salute che l’inquinamento nucleare crea, come sta dimenticando la ingombrante presenza negli USA di centrali vecchie e pericolose che costa troppo smantellare e quindi sono ancora li, potenziali pericoli per tutti.
Nel tempo e in vari posti del mondo si sono verificati malfunzionamenti e incidenti agli impianti nucleari, il più famoso e distruttivo rimane quello accaduto alla centrale nucleare di Cernobyl nel 1986.

Inoltre c’è il problema delle scorie radioattive da smantellare, altra causa di inquinamento che la produzione di energia nucleare crea, problema alla cui soluzione Obama nel suo discorso non ha accennato: dove finiranno?

Il dibattito è aperto anche da noi in Italia, dove non ci sono centrali nucleari perché in un referendum del 1987 gli italiani, all’80%, hanno detto che non vogliono centrali nucleari, mentre il governo nell’ultimo anno ha dichiarato di voler costruire centrali nucleari.

Foto | lastampa.it

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