Archivio | Scienza e Tecnologia

Scienza e Tecnologia

C’è vita su Marte?

Scritto il 01 ottobre 2010 da Marco Filoso

C’è vita su Marte? Il dibattito è ancora aperto.

Il primo passo della ricerca è sempre andato nella direzione di scoprire la presenza di acqua sul pianeta marziano. Di fatto, le foto scattate dalle sonde spaziali ne hanno rivelato una superficie arida e del tutto inospitale. Negli ultimi anni però, grazie ai progressi della tecnologia, non ci sono più dubbi. Un tempo (miliardi di anni fa) il pianeta era più caldo e oggi, sulla sua superficie, rimangono i segni di fiumi, laghi e mari che ne caratterizzavano il paesaggio!

Dov’è finito quel mondo così simile al nostro? Se è vero che sulla Terra la vita prospera in ogni anfratto della sua superficie, perché non sarebbe potuto accadere lo stesso su Marte?

Come se non bastasse, nuove scoperte scientifiche hanno rivelato la presenza di vaste riserve di acqua nel suo sottosuolo e ci sono ragioni per ritenere che la presenza di alcuni elementi chimici nell’atmosfera marziana siano il frutto di attività biologica.

A seguito di tutte queste scoperte, la NASA (l’Ente nazionale americano che si occupa della ricerca spaziale), ha ultimamente indirizzato le sue ricerche, piuttosto che sulla “via dell’acqua”, sulla ”via del carbonio”; Il carbonio è infatti l’elemento base di tutti gli organismi viventi della Terra.

Al momento sono attivi diversi progetti di ricerca sull’argomento che prevedono nuove esplorazioni del suolo e del sottosuolo marziano attraverso l’invio di sonde spaziali e di piccoli veicoli in grado di muoversi liberamente sulla sua superficie. Nonostante tutto questo fervore, gli alti costi della ricerca impongono un momento di riflessione.

E’ di questi giorni la notizia che nel mese di marzo (2011), la NASA renderà pubblico un rapporto dettagliato di tutti i risultati delle ricerche fin lì ottenuti.

C’è dunque grande attesa nel mondo scientifico e non, dalla valutazione dei dati del rapporto potrebbe dipendere il futuro della ricerca della vita sul pianeta rosso.

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Ambiente e ecologia, Opinioni, Scienza e Tecnologia

Darwin e la scoperta dell’acqua calda!

Scritto il 26 settembre 2010 da Marco Filoso

Charles Darwin è stato un grande naturalista, si è occupato cioè di piante, di animali e di rocce. Nella prima metà dell’800 ha elaborato lateoria dell’evoluzione delle specie”.

La parola “teoria” è giustamente sinonimo di “opinione scientifica”, validissima che sia, provata e comprovata, è pur sempre una teoria!

Qualche vecchio bacucco continua a pensare all’Evoluzionismo solo come ad una “Teoria”, come se oggi, agli studenti di astronomia, si spiegasse il sistema solare accennando all’”opinione-teoria” di Copernico (…quello che capì che facendo girare la Terra intorno al sole, piuttosto che viceversa, tutto appariva molto più semplice!).

Spiegare di cosa si tratta non è così difficile. Immaginiamo un branco di lupi ostili all’uomo. Un bel giorno una coppia di lupacchiotti, molto più socievoli degli altri, decide di avvicinarsi al villaggio degli uomini. In un primo momento gli uomini sono spaventati ma quando poi capiscono le buone intenzioni degli animali, li accolgono e decidono di adottarli.

Dalla coppia di lupi nascono alcuni cuccioli buoni e altri cattivi. Quelli cattivi però vengono regolarmente sterminati e così sopravvivono solo i buoni. Buoni e cattivi, in biologia, non rappresentano altro che due caratteri genetici, se ne eliminiamo regolarmente un tipo, questo tenderà a scomparire. E’ come se da un cesto colmo di palline rosse e verdi continuassimo ad estrarne una rimettendola dentro se rossa e scartandola se verde. Ad un certo punto avremo il cesto pieno solo di palline rosse!

Nello stesso modo cominceremo ad avere progenie di lupi sempre buoni e addomesticabili e potremmo lavorare anche su altre caratteristiche, siano esse fisiche o comportamentali. E’ pressappoco così che sono sorte tutte le varietà di cani che conosciamo. Nel caso che abbiamo descritto è stato l’uomo l’artefice delle trasformazioni, ma normalmente è la natura a operare in tal senso. Per sopravvivere occorre adattarsi all’ambiente che ci circonda.

Oggigiorno, le questioni aperte per i naturalisti non sono certo quelle di mettere in discussione che le specie viventi possano trasformarsi o meglio “evolversi” generandone di nuove e portando all’estinzione quelle vecchie. La scienza si occupa piuttosto di svelare e di comprendere come tutto ciò possa accadere. E’ un po’ come se, costatato il passaggio delle automobili per la strada, cominciassimo a farci domande sul loro funzionamento e iniziassimo così a smontarne gli ingranaggi del motore per capirne la funzione.

Se allora il lavoro di Darwin si limita alla costatazione che le specie possono trasformarsi (…più una lunga serie di ragionevoli conseguenze) e se tale costatazione – dicevo – è così evidente e potremmo dire banale, perché ci sono voluti così tanti secoli prima di accorgercene?

Nel prossimo post elencheremo molti buoni motivi…

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Salute, Scienza e Tecnologia

Le nuove frontiere della medicina

Scritto il 24 settembre 2010 da Marco Filoso

Gli anni tra il 1960 e il 1980 sono stati assolutamente straordinari per quanto riguarda alcuni sviluppi della medicina moderna. In quegli anni sono state sviluppate le tecniche che permettono di sintetizzare in laboratorio speciali molecole chiamate peptidi. Questi peptidi sono parte delle più grandi e note molecole chiamate proteine. Essi sono fondamentali nella formulazione di speciali medicine che combattono alcune malattie che un tempo erano incurabili. Prima degli anni 60, l’unico modo di ottenere una particolare molecola, era quello di estrarla da una pianta, da un animale o dovunque fosse presente. Questo metodo ha sempre avuto diversi inconvenienti. Prima di tutto risultava difficile intervenire sulla molecola che era stata ottenuta, andava presa cioè così com’era, in secondo luogo, oltre alla sostanza estratta erano presenti altri elementi non richiesti. In poche parole c’era la necessità di ottenere delle molecole pure e che fossero in qualche misura trasformabili. I vantaggi delle nuove tecniche di laboratorio si sono manifestati anche nella possibilità di produrre una gran quantità di queste molecole a un prezzo minore.

La relativa facilità di produrre queste molecole permette oggi di poterle testare più agevolmente, fino a quando non si ottiene cioè la molecola che agisce nella maniera sperata.

Le nuove frontiere della medicina riguardano l’utilizzo combinato dell’informatica, delle tecniche di laboratorio per costruire i peptidi e di tutte le scoperte riguardanti il nostro genoma. Il nostro genoma è presente (quasi identico!) in ogni singola cellula del corpo (abbiamo miliardi e miliardi di cellule!), ogni cellula possiede queste informazioni perché ogni singola cellula funziona come un mini – laboratorio dove sono costruite le molecole di cui siamo fatti e in particolare di proteine.

In futuro potranno crearsi nuovi vaccini e nuove medicine e magari potranno essere personalizzati. In particolare potranno essere ridotte le controindicazioni che sono presenti in ogni farmaco.

Per tutti quelli che però fraintendono l’uso dei farmaci, mi permetto di ricordare che, in mancanza di serie patologie, piuttosto che alle medicine sarà meglio pensare a fare un po’ di sport, a mangiare con gusto e a goderci i momenti della vita!

M. Filoso

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Scienza e Tecnologia

Animali allo specchio

Scritto il 22 settembre 2010 da Marco Filoso

Non si finisce mai di meravigliarsi delle capacità degli animali. Forse è stato sempre sbagliato il punto di partenza, noi umani non siamo estranei al mondo animale. Il nostro processo evolutivo ci ha portati semplicemente a sviluppare maggiormente alcune capacità cerebrali. I nostri cugini più prossimi, gli scimpanzè, hanno dimostrato spesso di superarci in diverse gare di destrezza che presupponevano un’intelligenza matematica e una buona e rapida memoria. Anche altri mammiferi hanno capacità eccellenti.

Lo psicologo Gordon Gallup dell’Università di Albany (240 km a nord di New York) ha dedicato la propria vita allo studio degli scimpanzè e appartiene a lui il famoso “test dello specchio”. Lo scopo è di verificare quali animali riescono a riconoscersi allo specchio, a capire cioè che nello specchio non c’è altro che la loro immagine riflessa.

L’esperimento non è di poco conto se pensiamo che anche i bambini difficilmente riescono a superarlo prima dei 18 mesi. E allora ecco l’elenco delle specie che l’hanno superato:

Scimmie: bonobi, scimpanzè, oranghi e gorilla.

Orche, elefanti e delfini.

La maggior parte dei maiali esaminati è riuscita a utilizzare lo specchio per scovare una ciotola di cibo nascosta dietro un muro, solo uno su sette ha guardato dietro lo specchio.

Anche alcuni uccelli come le gazze e i piccioni, se debitamente addestrati, danno qualche risultati.

Sorprendentemente però, proprio loro, i nostri compagni di vita, i cani e i gatti, hanno fallito il test.

Anch’io ho provato a fare l’esperimento dello specchio con il mio cane, ero convinto che ci riuscisse perché è incredibilmente intelligente, sulle prima si è un po’ innervosito della nuova presenza canina poi però qualcosa deve averla capita perché oltre a essersi calmato, tutte le volte che usciamo, distrattamente ci passa davanti!

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Salute, Scienza e Tecnologia

Fidarsi è bene, non fidarsi… è meglio!

Scritto il 21 settembre 2010 da Marco Filoso

Immaginiamo di assistere alla deposizione di due testimoni nell’aula di un tribunale. Il primo è assolutamente certo di quello che dice e racconta con accuratezza i fatti. Il secondo invece appare un po’ confuso, non ricorda con precisione quel che avvenne e alla fine ricostruisce una versione dei fatti, totalmente diversa dal primo. Di chi vi fidereste maggiormente?

La risposta ci proviene da un articolo apparso recentemente sulla rivista SCIENCE e che illustra i risultati dello studio effettuato dal neuro-scienziato Stephen Fleming dell’University College di Londra.

E’ stato osservato da vicino il funzionamento del cervello attraverso le immagini generate con uno scanner per la risonanza magnetica (MRI). Quest’apparecchiatura permette di mappare le aree del cervello che di volta in volta si utilizzano secondo le attività che facciamo.

La risposta alla domanda iniziale è che la relazione tra sicurezza e accuratezza esiste sì, ma non è infallibile. Dunque potrebbe accadere di ricordarci bene un avvenimento che è in realtà andato diversamente. Si tratta sicuramente di casi particolari ma non percentualmente trascurabili.

Se allora vi ha sempre dato fastidio l’ostentata sicurezza del primo della classe, al suo compleanno potrete regalargli il numero di settembre SCIENCE!

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Scienza e Tecnologia

Dal 2016 tutti nello spazio!

Scritto il 17 settembre 2010 da Marco Filoso

Viaggiare nello spazio non sarà più solo un sogno. L’ha annunciato l’americana “Boeing Company”, la maggiore industria aerospaziale del mondo. Oltre a essere il più grande costruttore al mondo di velivoli commerciali e militari, la Boing produce elicotteri, missili, satelliti e razzi vettori.
Insomma, quando mercoledì l’azienda ha annunciato che intenderà investire nel turismo spaziale, è stato il momento in cui molti hanno pensato che si stava schiudendo una nuova Era.
Al progetto partecipano anche la NASA (Amministrazione Nazionale dell’Aeronautica e dello Spazio degli Stati Uniti), e la Space Adventures. il Congresso degli Stati Uniti d’America (…il parlamento) è indaffarato a decidere sulla destinazione di ingenti capitali dai quali dipende in concreto la realizzazione di tali progetti nonché il futuro della ricerca aerospaziale.
Alcuni facoltosi turisti hanno già avuto la possibilità di partecipare a qualche missione spaziale, la capsula russa Soyuz ha offerto viaggio e soggiorno di una settimana sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per la modica cifra di 40 milioni di dollari (bevande escluse!).
Si tratta della stazione spaziale che si trova in orbita attorno alla Terra a un’altitudine di circa 350 km e che è composta di moduli che sono stati costruiti negli Stati Uniti, in Russia, in Giappone e in Europa.
I primi turisti potrebbero raggiungere la stazione già nel 2015 da Cape Canaveral in Florida.
L’azienda è intenzionata a sviluppare e a testare una capsula spaziale che possa contenere fino a sette passeggeri.
Si ritiene che attraverso una sana concorrenza i prezzi scenderanno vertiginosamente.
Il progetto americano di costruire una base permanente sulla luna è stato temporaneamente accantonato per mancanza di fondi. L’industria e la ricerca aerospaziale ha sempre avuto costi “astronomici” ed allora si è pensato bene di abbandonare le ambizioni più fantasiose e di immaginare dei progetti che facessero entrare dei soldi con quello che già si sapeva fare bene. Sono quarant’anni che diversi tipi di razzi oltrepassano gli strati più alti dell’atmosfera terrestre, una certa esperienza ce l’hanno sia alla NASA che altrove. Insomma si è pensato di unire l’utile al dilettevole, se l’industria aerospaziale troverà il modo di autofinanziarsi ripenserà anche al progetto della base spaziale sulla luna o su marte, per adesso sono aperte le prenotazioni!

M. Filoso

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Scienza e Tecnologia

Minacce dal cielo: gli asteroidi!

Scritto il 16 settembre 2010 da Marco Filoso

I pianeti del sistema solare (Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno) un tempo non esistevano… Nello spazio galleggiava però tanta materia, quella che gli astronomi chiamano polvere cosmica. Un tempo, tutta questa polvere ha cominciato ad addensarsi e così si sono formati i pianeti, la luna e anche il nostro sole. Dobbiamo immaginare il nostro pianeta Terra come un ammasso di queste polveri, tenute insieme dalla forza di gravità. La forza di gravità è invisibile ma i suoi effetti sono evidentissimi. Se tiriamo un sasso in aria, sarà la forza di gravità a farlo ricadere al suolo e a fare in modo che vi rimanga attaccato (la forza di gravità che attira due oggetti l’uno all’altro è tanto più forte quanto più essi sono pesanti e vicini tra loro!).  Quando il nostro sistema solare si è ripulito di queste polveri e si sono formati i pianeti, non tutta la polvere cosmica è stata consumata!

Dispersi nel sistema solare vagano ancora migliaia di questi frammenti, essi sono gli asteroidi!

Se uno di essi si avvicinasse troppo al nostro pianeta Terra, ne sarebbe attratto (sempre la forza di gravità!) e precipiterebbe al suolo, meglio se nel giardino del vicino!

Sono tanti gli scienziati che tutte le notti scrutano il cielo stellato con i loro telescopi cercando asteroidi. Sono proprio questi scienziati ( …che possiamo anche chiamare astronomi) che ci hanno avvisato che l’otto e il nove settembre scorsi, due asteroidi, rispettivamente di 10 e 15 metri di diametro ci sono passati vicinissimi ma, fortunatamente per il nostro vicino, non così tanto da cadergli nel giardino! Insomma sono passati vicino alla Terra ma hanno proseguito per la loro strada, possiamo tirare un respiro di sollievo!

Molti scienziati ritengono che la scomparsa dei dinosauri (65 milioni di anni fa’) sia da addebitare alla caduta di un asteroide che però aveva un diametro di più di 1 km!

L’impatto con un asteroide così grande, oltre a scatenare incendi, terremoti, tsunami e frane, creerebbe un nuvolone di detriti e di polveri così grande da oscurare i raggi del sole facendoci piombare per lungo tempo nel buio e nel freddo.

Avete mai provato a mettere una piantina nel buio per più giorni? Allora non fatelo perché alla mamma non farebbe piacere di ritrovarla stecchita!

Comunque, tornando ai nostri asteroidi, non dobbiamo preoccuparci, quelli pericolosi (da 150 metri di diametro in su) e che hanno proprio voglia di venirsi a schiantare sulla Terra, sono rarissimi. Sarà quasi impossibile che durante la nostra esistenza avremo a che fare con gli asteroidi più di quanto non sia già capitato nei giorni scorsi. Cionondimeno, la statistica non ci proteggerà per sempre da questa evenienza e per questo, molti astronomi sono seriamente impegnati a scovare gli asteroidi nelle immensità del cielo stellato.

Curiosità: Ricordati che i pianeti del sistema solare sono solo otto e non nove! Gli astronomi hanno deciso nel 2006 che Plutone è un “pianeta nano” e cioè una via di mezzo tra un pianeta e un asteroide.

Cerere, il più grande asteroide conosciuto, ha un diametro di quasi 1000 km

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M. Filoso

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Scienza e Tecnologia

Zebralli, beefali, muli, girasoli, mosche e uomini!

Scritto il 16 settembre 2010 da Marco Filoso

Il 15 Maggio del 1985, in un parco naturale delle Hawaii una femmina grigia di 182 kg di peso di una particolare specie di delfino detta “naso di bottiglia” diede i natali a un cucciolo scuro che in parte rassomigliava al maschio di pseudorca (una diversa specie di delfino ma molto più grande!) di 900 kg con il quale condivideva la piscina. Il cucciolo era un ibrido, cioè proveniva da due specie diverse (come potrebbero essere un uomo e un rinoceronte: un uomoceronte!) e aveva le fattezze intermedie dei suoi genitori, fu chiamato Kekaimalu.
Nel 2006, un cacciatore dell’artico canadese sparò a un orso che aveva una pelliccia bianca simile a quella dell’orso polare ma aveva alcune parti marroni, lunghi artigli e una gobba simile a quella dell’orso grizzly. Gli scienziati che ne analizzarono il DNA confermarono che si trattava di un ibrido!
Stranezze della natura? Sì, ma non così rare!
Che in cattività potessero nascere degli ibridi non è una novità, lo zebrallo (zebra-cavallo), il beefalo (bisonte-bovino) e ovviamente il mulo (asino-cavallo), ne sono un esempio. Purtroppo però, come nel caso dello zebrallo e del mulo, essi non sono fertili e cioè non possono avere figli e tutto il gioco si ferma lì. Il problema è rappresentato dalle differenze genetiche o dal differente numero di cromosomi.
Però, le ultime scoperte della genetica, ci insegnano che non è sempre così, talvolta gli ibridi possono riprodursi!
L’analisi del DNA permette di decifrare meglio la storia delle specie e di scovare antiche ibridazioni che hanno contribuito alla nascita di nuovi geni e dunque di nuove capacità di adattamento.
Il Prof. Loren H. Rieseberg dell’Università della British Columbia ha scoperto diverse specie di piante che sono il frutto di ibridazioni, come ad esempio molte specie di girasoli. Gli ibridi mostrano caratteristiche differenti da quelle dei loro genitori che li rende adatti a vivere in condizioni diverse.
Ricapitolando, alcuni individui di specie diverse possono accoppiarsi, possono avere dei figli “fertili” e questi ultimi potrebbero avere le capacità di trovarsi un proprio habitat!
Altre conferme ce le fornisce il Prof. Bruce McPheron dell’Università della Pennsylvania che ha condotto ricerche sulla mosca Lonicera che si è rivelata essere un ibrido, sviluppatosi grazie alla diffusione dell’omonima pianta.
E l’uomo?
La notizia proviene dall’Istituto Max Planck di Lipsia, in Germania, che quest’anno ha analizzato il DNA dei Neandertal che il biologo svedese Svante Pääbo è finalmente riuscito a ricostruire tramite alcuni resti fossili. Si sapeva che noi (Homo sapiens) e i Neandertal (Homo neanderthalensis) avessimo un antenato comune ma che circa 270.000 ÷ 440.000 anni fa’, noi e loro avessimo preso strade diverse e che poi i Neandertal si fossero estinti. Dalle analisi è emerso che il nostro DNA è al 99.84% identico a quello dei Neandertal; qualcosa ci dice di una possibile ibridizzazione! I Neandertal vivevano in Europa e in Asia ed è proprio in quest’ultima che sarebbe avvenuto il fattaccio.
Gli africani “purosangue” non mostrano alcuna commistione col genoma dei Neandertal. Circa 50.000 ÷ 80.000 anni fa, neandertal e sapiens potrebbero essersi incontrati, forse incrociati e chissà se l’incontro abbia a che fare con la loro estinzione…
Probabilmente un po di neandertal è in ognuno di noi.

M. Filoso

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News, Scienza e Tecnologia

Avvistata la stella più grande mai vista, è 265 volte più grande del Sole

Scritto il 22 luglio 2010 da Lorenzo

Grazie al supertelescopio Very Large Telescope (tradotto letteralmente: ‘telescopio molto grande’, un sistema di quattro telescopi – sono nella foto sotto) dell’ ESO (l’European Southern Observatory, una organizzazione astronomica che coinvolge tredici nazioni dell’Unione Europea, tra cui l’Italia) è stata avvistata la stella R136a1, che è stata soprannominata “stella mostro” per le sue dimensioni.

Si tratta infatti del corpo astrale più grande mai visto, ha una massa pari a circa 265 volte quella del Sole, ed emette una luce che è 10 volte quella solare.

Gli scienziati finora non credevano possibile che potesse esistere una stella di queste dimensioni.

Fonti immagini: l’immagine (sopra) che fa vedere le dimensioni della stella R136a1 rapportate con quelle del sole , e la foto (sotto) del telescopio Very Large Telescope sono state prese dal sito dell’European Southern Observatory.

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News, Primo piano, Salute, Scienza e Tecnologia

Ricercatori italiani scoprono la molecola che favorisce il diabete

Scritto il 13 luglio 2010 da Lorenzo

Un gruppo di ricercatori italiani di una università di Roma ha scoperto la molecola che favorisce il diabete.

Il diabete è una malattia caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio (zucchero) nel sangue, il rischio di contrarre il diabete aumenta con l’aumentare dell’età, con la presenza di obesità e con la mancanza di attività fisica.

Secondo i risultati di questa ricerca un gene – il gene che si chiama “p66shcA” – se ‘spento’, quindi messo fuori uso, potrebbe evitare la comparsa del diabete ed anche di altre malattie.

Per ora gli esperimenti sono stati condotti sui topi di laboratorio, e si deve ancora capire se i risultati di questo esperimento saranno simili sull’uomo; se così fosse questa scoperta può diventare un passo avanti verso la sconfitta di una delle malattie più diffuse.

Finche un rimedio contro il diabete non sarà trovato definitivamente comunque gli esperti sostengono che un’arma efficace contro questa malattia è quella di fare attività fisica anche moderata.

Foto: Flickr

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