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Scontri a Gerusalemme nella “giornata della collera”

Scritto il 16 marzo 2010 da Lorenzo

Questa mattina a Gerusalemme Est ci sono stati dei violenti scontri tra centinaia di giovani palestinesi e le forze dell’ordine israeliane.

Gerusalemme è una città santa per due delle più importanti religioni del mondo: il Cristianesimo e l’Ebraismo, ed è una città molto importante anche per i seguaci della religione islamica.
Lo Stato di Israele a partire dal 1967 ha occupato Gerusalemme Est, la parte orientale della città che è in maggioranza abitata dai palestinesi, e ha proclamato la città come sua capitale. I palestinesi – che oggi abitano un territorio che è diviso tra lo Stato di Israele, i Territori palestinesi, la Giordania, il Libano e la Siria e che come popolo non hanno un proprio Stato – dal canto loro rivendicano Gerusalemme Est come appartenente al popolo palestinese. Questa situazione crea una condizione di tensione continua e scontri tra le due parti che durano da molti anni, una lotta che sta facendo molti morti.

La “giornata della collera” è stata proclamata da Hamas. Hamas, che significa “Movimento di Resistenza Islamico”, è un’organizzazione politica palestinese di ispirazione islamica molto forte nel territorio al confine tra la Cisgiordania, l’Egitto e Israele, cioè nella zona chiamata Territori palestinesi, terre che ancora si sta decidendo a quale Stato apparterranno.

La rabbia dei palestinesi è esplosa ed è stata proclamazione la “giornata della collera” dopo l’inaugurazione di una maestosa sinagoga (una sinagoga è un luogo in cui si svolgono le funzioni del culto della religione ebraica) in Gerusalemme Est, in una zona molto vicina alle Moschee islamiche, fatto che è visto dai palestinesi come una provocazione e una minaccia.

Negli scontri tra le strade ci sono centinaia di giovani palestinesi che lanciano sassi e le forze dell’ordine israeliane che sparano proiettili di gomma.
La situazione continua ad essere incandescente.

Foto | ilsole24ore.com

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12 marzo: sciopero generale dei lavoratori

Scritto il 12 marzo 2010 da Lorenzo

Oggi c’è lo sciopero generale di molti lavoratori proclamato da alcuni sindacati.

In uno sciopero i lavoratori dipendenti rinunciano al lavoro – e alla retibuzione per il tempo, per le ore dello sciopero – per rivendicare dei diritti, per motivi salariali, per protesta contro decisioni che ritengono ingiuste, per solidarietà ad altri lavoratori o persone che manifestano.
Il diritto allo sciopero è tutelato e previsto dalla Costituzione italiana.

A scioperare oggi, 12 marzo, per alcune ore della giornata saranno i lavoratori dei trasporti – si fermano bus, metropolitane, treni, aerei e navi – , della scuola, degli uffici pubblici, degli ospedali, delle banche e delle farmacie; ci saranno anche dei cortei in molte città.

Le manifestazioni dei lavoratori sono contro il governo, per il lavoro, contro i tagli delle risorse della scuola, per i diritti dei migranti, per avere per loro politiche di accoglienza e per la lotta alla nuova schiavitù cui sono ridotti i lavoratori immigrati.

Foto | Flickr

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Le elezioni regionali e amministrative italiane, il caos delle liste escluse e il ‘decreto salva liste’

Scritto il 05 marzo 2010 da Lorenzo

In tredici regioni italiane a fine mese, i giorni 28 e 29 marzo, si terranno le elezioni regionali per eleggere gli organi di governo della regione, quindi il nuovo Consiglio Regionale e il Presidente della Regione. Oltre a queste in numerose zone d’Italia ci saranno le elezioni amministrative, per rinnovare consigli provinciali e comunali.

In questi giorni si parla molto di un problema, cioè del fatto che le liste di alcune formazioni politiche, in Lazio e Lombardia, non sono state ammesse alla competizione elettorale per alcune irregolarità formali nella loro presentazione.

La questione è molto dibattuta, si aspetta anche l’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, da poco rientrato in Italia, e si deciderà se fare una legge per riammettere le liste, se spostare la data delle elezioni per avere il tempo di risolvere la questione, quindi per riammettere le liste, oppure se non cambiare le regole e non ammettere queste liste che hanno commesso errori e contravvenuto ai regolamenti.

Aggiornamento sulla vicenda

Venerdì 5 marzo a sera il Governo ha approvato un decreto legge (il decreto legge – abbreviato in d.l. – è una ‘legge provvisoria’ che viene emessa dal Governo in caso di urgenza, perché il potere di fare le leggi, il potere legislativo è del Parlamento), chiamato anche “decreto salva liste”, con cui si danno delle indicazioni affinché i giudici riammettano le liste escluse dalle prossime elezioni.

Il Presidente della Repubblica Napolitano ha firmato, quindi accettato, questo decreto ma dall’opposizione sono arrivate molte critiche e si stanno organizzando delle manifestazioni di protesta contro queste decisioni.

Al momento non si sa se le liste escluse riusciranno a rientrare nella competizione elettorale.

Foto | ansa.it

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Aperto il IV Congresso mondiale contro la pena di morte

Scritto il 25 febbraio 2010 da Lorenzo


Si è aperto a Ginevra, sotto la guida del premier spagnolo Jose Luis Zapatero, che è il presidente di turno dell’Unione Europea (la presidenza dell’UE è assegnata al capo del governo di uno Stato membro della comunità europea per 6 mesi, dopo questo periodo passa ad un altro premier), il IV Congresso mondiale contro la pena di morte cui partecipano i rappresentanti di molti paesi, tra cui l’Italia.

Il congresso ha il compito di fare il punto sulla situazione della pena di morte nel mondo in vista della possibilità di concordare una nuova risoluzione per una moratoria universale contro la pena di morte (la moratoria è una sospensione a tempo determinato), che verrà presentata in autunno all’Assemblea Generale dell’ONU.

La Spagna, ha detto Zapatero, istituirà una Commissione Internazionale contro la pena di morte, che sarà composta dai rappresentanti dei governi e delle organizzazioni internazionali, con lo scopo di arrivare ad un provvedimento di sospensione comune a tutti i paesi del mondo.

Nel mondo ci sono ancora 85 Stati che prevedono la pena di morte; in Italia è stata abolita nel 1946 tranne che per casi molto particolari, e poi abolita di fatto completamente nel 1994.

Il numero degli Stati che utilizzano la pena capitale, quindi l’uccisione di una persona ordinata da un tribunale a seguito di una condanna, è negli ultimi 30 anni molto diminuito, e dove viene ancora utilizzata si usa in molti meno casi rispetto al passato. Nonostante questo, come sostengono i promotori di iniziative per l’abolizione della pena di morte, la strada da fare resta impegnativa.

Foto | tg24.sky.it

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Arresti per un presunto golpe in Turchia

Scritto il 23 febbraio 2010 da Lorenzo

In Turchia sono state arrestate 40 persone, tra cui alcuni generali e altri militari appartenenti ai vertici dell’esercito, che per l’accusa stavano preparando un colpo di Stato.

In Turchia c’è un governo filoislamico, quindi vicino alla religione musulmana, presieduto dal primo ministro Tayyip Erdogan (nella foto).
L’esercito turco invece è vicino alle formazioni politiche di ispirazione laica, che vogliono quindi la totale separazione tra la gestione dello Stato e quella della religione. L’esercito in Turchia si richiama tradizionalmente ai valori proposti da Kemal Atatürk, il fondatore della repubblica turca che ha voluto uno stato laico, moderno e vicino all’Europa.

Le 40 persone arrestate apparterrebbero, per l’accusa, alla organizzazione segreta e nazionalista chiamata Ergenekon che avrebbe tentato di rovesciare il governo. Di questa organizzazione erano state già arrestate circa 200 persone, ora si aggiungono questi nuovi arresti. Tra gli arrestati ci sono, oltre a militari, politici di estrema destra, personaggi appartenenti al mondo dello spettacolo, scrittori e giornalisti.
Secondo i laici e i nazionalisti, che costituiscono l’opposizione al governo di Erdogan, queste indagini non sono altro che un pretesto per il partito al governo per liberarsi degli oppositori politici.

Foto: lastampa.it

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TAV: tensione e scontri nelle manifestazioni contro l’Alta Velocità

Scritto il 18 febbraio 2010 da Lorenzo

In Val Susa ci sono state ieri manifestazioni e scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, negli sconti c’è stato anche un ferito grave che è in ospedale in prognosi riservata (al momento non è possibile prevedere il decorso della malattia).

La Val Susa è una valle alpina che si trova nella parte occidentale del Piemonte, tra Torino e il confine con la Francia. In questa valle si stanno costruendo delle linee ferroviarie dove devono passare i Treni ad Alta Velocità (TAV), cioè dei treni che si muovono a velocità particolarmente alte – oltre i 200 chilometri orari – e per questo hanno bisogno di linee ferroviarie adatte.

Contro la costruzione di queste linee ferroviarie, che devono collegare città italiane e francesi (Torino e Lyon) si stanno opponendo i cosiddetti NO TAV, delle persone che sono contraie ai TAV.

I NO TAV ritengono che i Treni ad Alta velocità siano mezzi di trasporto nocivi per l’uomo e per l’ambiente perché inquinano, creano molto rumore, e soprattutto perchè per costruire queste linee si distrugge irreversibilmente un contesto ambientale fatto di boschi e fonti idriche preziose.
I NO TAV sostengono anche che una linea che collega Torino alla Francia c’è già ed è sotto utilizzata: ogni giorno ci passano solo 78 treni, mentre la linea potrebbe far passare più di 200 treni al giorno.
Contro tutto questo il movimento NO TAV da tempo sta manifestando in vari modi.

Intanto in gennaio sono iniziati i lavori di trivellazione per preparare la linea ferroviaria.
Ieri i dimostranti hanno cercato di superare lo sbarramento delle forze dell’ordine che difende i lavori e sono nati gli scontri. Da li i NO TAV si sono spostati verso l’autostrada – la A32 Torino-Bardonecchia -, bloccandola per impedire il passaggio ad alcuni mezzi delle forze dell’ordine.

La manifestazione di protesta sta continuando, questa mattina i manifestanti si sono dati appuntamento davanti alla sede Rai di Torino.

Foto: lastampa.it

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Iran: manifestazione contro l’ambasciata italiana – domani le celebrazioni di regime

Scritto il 10 febbraio 2010 da Lorenzo

A Teheran, la capitale dell’Iran, un centinaio di persone sotto la guida del governo iraniano ha manifestato violentemente, lanciando pietre e uova, sotto l’ambasciata francese e quella italiana.

L’ambasciata è la residenza dell’ambasciatore, il rappresentante ufficiale all’estero di uno Stato. L’ambasciatore italiano a Teheran, Alberto Bradanini, ha detto che l’ambasciata resta comunque aperta.

In Iran c’è un governo dittatoriale e fondamentalista, e nel tempo ci sono stati molti attacchi alle ambasciate dei paesi stranieri che si sono espressi contro la politica ufficiale iraniana.

L’ambasciata italiana è stata colpita dopo le critiche che Silvio Berlusconi ha rivolto al governo iraniano in un recente viaggio-visita a Gerusalemme, in Israele. In quella circostanza Berlusconi ha detto che l’Italia sostiene le sanzioni che la comunità internazionale vuole infliggere all’Iran  per le sue ricerche finalizzate alla creazione di armi nucleari.

Intanto domani, 11 febbraio, a Teheran si celebreranno delle  ricorrenze ufficiali del regime iraniano e anche gli oppositori del governo preparano delle manifestazioni. La situazione è esplosiva e si teme che ci possano essere scontri violenti con morti e feriti, come già è successo poco tempo fa.

Foto |  adnkronos.com

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La Cina si oppone all’incontro di Obama con il Dalai Lama‎

Scritto il 03 febbraio 2010 da Lorenzo

Presto il Dalai Lama potrebbe visitare gli Stati Uniti dove è previsto un colloquio con il presidente Barack Obama.
A questo proposito la Cina a detto di essere contrariata da questo incontro.

Il Dalai Lama è una autorità spirituale del Buddhismo tibetano, la religione della popolazione del Tibet.

Il Tibet, regione che si trova nell’Asia centrale, ha una storia molto travagliata e non è più uno stato indipendente da quando la Repubblica Popolare Cinese (la Cina) ha invaso il suo territorio a partire dal 1949-1950, tanto che oggi il Tibet è sotto la sovranità cinese.
Da allora i tibetani, il cui rappresentante nel mondo è proprio il Dalai Lama, rivendicano la propria indipendenza contro l’occupazione e le violenze che la Repubblica Popolare Cinese ha usato contro la popolazione tibetana repressa.

La Cina preferisce che i tibetani non parlino della loro situazione.

Questo è il motivo per cui la Cina si è detta contraria alla visita del leader religioso tibetano in USA e al suo incontro con il presidente Barack Obama, sostenendo che i problemi con il Tibet riguardano la politica interna dello Stato cinese e facendo intendere che l’incontro metterebbe a rischio i rapporti USA-Cina.

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Oggi le proteste dei magistrati all’inaugurazione dell’anno giudiziario

Scritto il 30 gennaio 2010 da Lorenzo

Oggi c’è la protesta dei magistrati dell’Associazione Nazionale Magistrati contro alcune riforme del governo, riforme con cui non sono d’accordo e che ritengono “distruttive” perché non fanno bene all’amministrazione della giustizia italiana.

I magistrati esprimono la loro protesta in occasione della celebrazione dell’apertura dell’anno giudiziario, cerimonia che si tiene oggi nelle 26 Corti d’appello italiane.
L’inaugurazione dell’anno giudiziario è una cerimonia dove i magistrati fanno una relazione al governo su cosa si sta facendo per gestire la giustizia, e un rappresentante del governo fa altrettanto dal punto di vista di chi fa le leggi.
Le Corti d’appello sono composte da giudici che hanno il compito di esprimere dei giudizi sulle sentenze già emesse da altri tribunali, dando “sentenze di secondo grado”.

In particolare per la loro protesta i magistrati dell’ANM hanno deciso di presentarsi alla cerimonia con in mano una copia della Costituzione, per ricordare la necessità che il governo rispetti quanto stabilito nella Costituzione che è la legge fondamentale su cui si regge lo Stato italiano, e usciranno dall’aula durante l’intervento del rappresentante del governo.

I magistrati sono preoccupati per gli attacchi ai principi costituzionali fondamentali e manifestano per ribadire la necessità dei cittadini di avere una giustizia uguale per tutti, protestando in modo specifico per una violazione di questo principio che sarebbe il cosiddetto processo breve.

Foto | adnkronos.com

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Napolitano in Calabria: un arresto per l’auto piena di armi ed esplosivo

Scritto il 22 gennaio 2010 da Lorenzo

Ieri, in occasione della Giornata della Legalità 2010, il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano era a Reggio Calabria per incontrare studenti e ragazzi.
Sempre ieri era stata ritrovata vicino all’aeroporto di Reggio Calabria un’auto piena di armi ed esplosivo e questa mattina è stato fermato un uomo che potrebbe essere collegato alla presenza di quell’auto.

Napolitano a scelto di essere a Reggio Calabria per la giornata che celebra la legalità, quindi il principio secondo cui tutti sono tenuti ad agire secondo la legge in modo che non ci siano ingiustizie e prevaricazioni, per ricordare la presenza è l’impegno dello Stato dopo i fatti di razzismo che ci sono stati a Rosarno, dopo che due settimane fa è esplosa una bomba davanti alla Procura generale di Reggio Calabria ed anche per ricordare il giudice Antonino Scopelliti che è stato ucciso dalla Mafia.

Il Capo dello Stato ha detto che gli episodi di Rosarno dovevano essere prevenuti e che la colpa è anche delle istituzioni e dello Stato che non sono stati capaci di garantire la legalità, inoltre ha riaffermato il suo “pieno sostegno alla magistratura che si sta battendo con intelligenza e professionalità” contro la criminalità.

Un episodio che segnato la visita del presidente Napolitano in Calabria e il ritrovamento dell’auto piena di armi.
Non è ancora chiaro se si sia trattato di un messaggio di intimidazione della ‘ndrangheta (organizzazione criminale che ha la sua base proprio in Calabria), rivolto a Napolitano come rappresentante dello Stato oppure di una auto abbandonata dai criminali preoccupati dalla presenza di molta polizia per la visita di Napolitano.

Non si è trattato di un attentato e l’esplosivo non aveva neppure la miccia, ma se si è trattato di un messaggio che la ‘ndrangheta ha voluto mandare i magistrati hanno già risposto che continueranno a fare il loro lavoro senza farsi spaventare.

Foto | ANSA

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