L’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), che ha sede a Copenaghen in Danimarca, ha recentemente diffuso i dati riguardo al livello di inquinamento dell’aria che respiriamo. Sorprendente ma vero, abbiamo scoperto che l’aria è più pulita (faremmo meglio a dire meno sporca…) di quanto lo fosse nel 1990!
Cosa è successo?
I motivi sono principalmente due.
Il primo e più importante, riguarda l’incoraggiante effetto della ricerca tecnologica che negli ultimi vent’anni si è adoperata affinché si inquinasse di meno. Le industrie, i riscaldamenti delle case e anche le automobili inquinano di meno.
Il secondo motivo è che “crisi economica” vuol dire che le industrie producono di meno e che di conseguenza sporcano di meno. Di crisi economiche ne abbiamo avute tante e se vi capita di ascoltare il telegiornale scoprirete che non si parla d’altro!
Bisogna fare però molta attenzione alle notizie che leggiamo perché se è vero che c’è una minore immissione di sostanze nocive nell’aria è vero anche che l’aria rimane tuttora inquinata.
Se questa estate l’avete trascorsa al mare o in montagna, avrete sicuramente fatto caso a quanto l’aria fosse più fresca e profumata.
Le città continuano a essere un concentrato di inquinamento che in termini ecologici pesa sull’ambiente circostante.
Possiamo dunque rallegrarci della svolta degli ultimi vent’anni ma dobbiamo ricordarci che la strada è ancora lunga e che ognuno di noi partecipa al progetto di recupero del bene più importante che abbiamo, l’aria che respiriamo!
Approfondimento: L’aria è considerata un gas ed è composta per l’79% di azoto, per il 20% di ossigeno e dall’1% da altri gas come l’argon e l’anidride carbonica. Per inquinata si intende un’aria in cui è presente una quantità eccessiva di altri gas che hanno un effetto nocivo sull’ambiente e sugli esseri umani.
Alcuni gas inquinanti sono:
l’anidride carbonica
il monossido di carbonio
alcuni ossidi di zolfo e di azoto.
Anche il particolato è un importante inquinante, si tratta di polveri dal dimetro sottilissimo che permangono sospese nell’aria.
Plastiki è un catamarano di plastica, una barca costruita con plastica riciclata e adesivo ecologico, ben 12.500 bottiglie e molte buste di plastica.
Plastiki è partita il 20 marzo dalla California, negli Usa, ed è arrivata in Australia dopo 130 giorni di navigazione in mare; molti pensavano che non ce l’avrebbe fatta.
L’esperimento è stato fatto per dare un messaggio sul problema dell’inquinamento, per dimostrare che si può fare di più per ridurre l’inquinamento, riciclando di più.
Inoltre l’avventura del Plastiki ha voluto portare una testimonianza anche sull’inquinamento dell’oceano Pacifico, oceano che l’imbarcazione ha attraversato, dove a causa della plastica e dei rifiuti che vengono buttati in mare ogni anno moltissimi uccelli marini, mammiferi acquatici e tartarughemuoiono avvelenati o imprigionati nella plastica.
Nel Golfo del Messico, dove è affondata la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon con la conseguente grave perdita di petrolio che sta creando il disastro ambientale chiamato Marea Nera, si sta avvicinando un nuovo pericolo: la tempesta tropicale Bonnie.
A causa dell’avvicinarsi di questa tempesta alle coste Golfo del Messico si sono dovute sospendere le operazioni di bonifica del petrolio che fuoriesce dal pozzo, quindi fermare le 65 navi impegnate nelle operazioni e allontanare le circa 2mila persone che lavorano per fermare la marea nera.
Purtroppo questo ritarderà di quasi due settimane la chiusura definitiva della falla e la creazione di un pozzo di “appoggio” che dovrebbe aiutare a fermare la perdita di petrolio.
Immagine: l’immagine indica il percorso previsto dalla tempesta Bonnie sul Golfo del Messico e sulla costa americana ed è tratta dal sito del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), che è una agenzia che negli Stati Uniti si interessa di meteorologia.
Un piccolo mammifero notturno, il Lori gracile, che si credeva estinto da molti anni, è stato fotografato in Sri Lanka (lo Sri Lanka è un piccolo paese che si trova su una isola a sud del continente asiatico – nella mappa sotto lo Sri Lanka è segnato in verde).
Il Lori gracile (in realtà è una sottospecie di Lori gracile, il nome esatto è Loris tardigradus nycticeboides, le dimensioni dell’animaletto vanno dai 17 ai 26 centimetri, il peso dagli 85 ai 350 grammi – può stare nella mano di un uomo) è stato trovato e fotografato da alcuni ricercatori inglesi (all’interno del programma The Zoological Society of London, un progetto inglese di protezione e monitoraggio degli animali in via d’estinzione) che stavano facendo ricerche per cercare di capire se vi sono esemplari di questa specie ancora esistenti, visto che non si avevano notizie e avvistamenti di Lori gracile da 65 anni e si credeva ormai praticamente estinto.
E invece è stato fotografato, dopo più di 1000 appostamenti nella foresta, su un ramo di un albero, nella notte, con i suoi occhietti vispi e timidi, come si vede nella bella foto sopra.
Fonte della notizia e della foto: il sito di The Zoological Society of London (ZSL), il programma inglese di protezione e monitoraggio degli animali in via d’estinzione.
Per la mappa: wikipedia.org
E’ la prima volta, dopo l’incidente del 20 aprile scorso, 86 giorni fa, che non esce più petrolio dal pozzo a 1.500 metri di profondità, il tappo ha superato anche le prove che sono state fatte per vedere se riesce a reggere la pressione.
La società responsabile del pozzo di petrolio comunque ha detto di non sapere per quanto tempo riuscirà ad impedire che il petrolio riprenda a sgorgare in mare (ricordiamo che è la prima volta nella storia che si ha un incidente di questo tipo a queste profondità sottomarine), ma per ora il petrolio non esce più e questa è sicuramente una buona notizia.
Il Bioparco è uno zoo, il giardino zoologico di Roma dove vivono molti animali che si possono visitare.
Ora il Bioparco di Roma ha un nuovo abitante, un piccolo di zebra che pesa 30 chili, nato da mamma Wendy (che ora non lo perde di vista un attimo) e papà Chucky.
La piccola giraffa non ha ancora un nome e il Bioparco invita tutti i bambini a inviare una mail all’indirizzobabyzebra@bioparco.itsuggerendo un nome per il neonato, il nome sarà poi scelto tra tutti quelli proposti.
Nel Golfo del Messico i robot sottomarini hanno iniziato la rimozione della copertura che era stata messa al pozzo per poterla sostituire con questo nuovo tappo di contenimento, cioè una nuova campana che dovrebbe riuscire a raccogliere una quantità superiore del petrolio che dalla perdita finisce in mare: secondo i tecnici il nuovo tappo dovrebbe riuscire a sigillare la perdita assorbendo 80.000 barili di petrolio greggio al giorno, contro i 25.000 garantiti dall’attuale copertura.
Il responsabile per le operazioni di contenimento del greggio, si chiama Thad Allen, ha detto che con il nuovo tappo “ci sono possibilità significative di ridurre drasticamente la fuoriuscita di greggio e forse di chiudere completamente il pozzo entro la prossima settimana”.
AGGIORNAMENTO DEL 13 LUGLIO ORE 11.50
E’ stata completata l’applicazione del nuovo tappo – il gigantesco coperchio spesso 5 metri e del peso di 40 tonnellate, installato grazie ai robot sottomarini che hanno lavorato alla profondità di 1600 metri – sul pozzo petrolifero nel Golfo del Messico.
Ora si dovranno fare delle verifiche per vedere se tutto funziona e poi il tappo dovrebbe riuscire a catturare tutto il petrolio che esce senza farne disperdere altro in mare.
Una tempesta tropicale, o ciclone tropicale, produce numerosi e fortissimi temporali, con venti e piogge violente.
La tempesta tropicale che si sta dirigendo verso il Golfo del Messico minaccia le operazioni di pulizia e di recupero del petrolio uscito dai tubi rotti della piattaforma petrolifera gestita della Bp.
Secondo i meteorologi la tempesta potrebbe arrivare dalle parti del Golfo del Messico la settimana prossima, ma potrebbe anche cambiare direzione.
AGGIORNAMENTO DEL 30 GIUGNO
Alex passerà vicino ai luoghi dove ci sono le navi che stanno effettuando le operazioni di recupero del petrolio (marea nera) nel Golfo del Messico, ma le risparmierà.
Le operazioni di pulitura stanno subendo, comunque, un piccolo rallentamento a causa delle onde di 4 metri generate da Alex, onde che hanno costretto le navi a rifugiassi nei porti.
Ancora alcune news dalla ‘marea nera‘, la marea di petrolio disperso nel Golfo del Messico dopo che la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon è affondata causando uno dei peggiori disastri ecologici mai avvenuti.
Infatti a causa di un incidente, uno scontro tra una macchina automatizzata, un robot sottomarino utilizzato per riparare il disastro, e alcune tubature è stato rimosso il tappo che permette di recuperare il petrolio che esce dalla perdita e il petrolio greggio ha ricominciato a disperdersi in mare.
Fortunatamente dopo alcune ore il coperchio è stato rimesso a posto.
Intanto lo stop chiesto dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama alle trivellazioni in acque marine profonde è stato bocciato da un giudice americano, quindi le trivellazioni per cercare petrolio a queste profondità sottomarine possono reiniziare, nonostante il rischio che possano provocare incidenti disastrosi come quello alla Deepwater Horizon.
E purtroppo c’è un’altra brutta notizia che segnaliamo, infatti sempre ieri si è tolto la vita un capitano, un pescatore di 55 anni che aveva preso a lavorare per la Bp, la società responsabile della piattaforma affondata, dopo che aveva perso il lavoro, come tanti altri, a causa della marea nera che non permette la pesca nelle acque del Golfo.
Secondo il medico legale l’uomo “era disperato per la crisi del petrolio“.
Pare che l’orso Dino, un esemplare di maschio di orso bruno venuto in Italia dalla Slovenia (ne abbiamo parlato qualche settimana fa, si era fatto vedere nel Veneto, nelle valli del Trentino e nei boschi del Friuli, dove aveva terrorizzato e fatto razzie di greggi e animali domestici), sia tornato in Italia: ci sono stati vari avvistamenti e con molta probabilità nella foto sopra e nella foto sotto è proprio lui, un orso dal peso tra i 130 e i 150 chilogrammi.
Secondo gli esperti l’orso è tornato perché questa è la stagione dell’amore e Dino sta facendo un giretto in Italia alla ricerca di una orsa.
La presenza di un orso in quelle zone è comunque una buona notizia perché è segno che gli interventi per ricreare gli ambienti naturali boschivi di quei territori stanno funzionando, ci sono più animali selvatici, prede e predatori.