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Marea nera: la Bp prova la chiusura definitiva del pozzo – operazione “top kill”

Scritto il 26 maggio 2010 da Lorenzo

La Bp, la società che è responsabile della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon affondata al largo del Golfo del Messico 35 giorni fa, sta tentando la chiusura definitiva della perdita di petrolio.

L’operazione, chiamata ‘top kill’, è molto delicata e inizia questo pomeriggio (negli USA è mattina) è dovrebbe durare più di 10 ore; secondo la Bp ci sono il 60-70% di possibilità che abbia successo e chiuda la falla.

La ‘top kill’ consiste nel fermare il flusso di petrolio che fuoriesce dalla perdita delle tubature, a 1.500 metri di profondità (la principale difficoltà nelle varie operazioni per fermare la perdita è data proprio dalla profondità: non si erano ancora mai fatte queste operazioni negli abissi), con un forte getto di fango, 22 tonnellate di fango e liquidi densi riversati ad alta pressione, e alla fine sigillare il pozzo con un tappo in cemento.

Intanto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato che si recherà venerdì sulla costa della Lousiana, la zona dove l’ambiente e la costa sono maggiormente minacciate dal disastro della marea nera di petrolio dispersa in mare, per essere sul luogo quando si saprà se si è riusciti a chiudere la falla o meno.
Obama a minacciato di togliere di mano alla Bp le operazioni che tentano di salvare la situazione, visto che la società nei vari tentativi fatti finora non è riuscita a raggiungere risultati soddisfacenti.

Sul sito della Bp ci sono le immagini trasmesse da una webcam che fa vedere in diretta la falla, ecco il link: http://www.bp.com/liveassets/bp_internet/globalbp/globalbp_uk_english/homepage/STAGING/local_assets/bp_homepage/html/rov_stream.html

AGGIORNAMENTO DI VENERDI’ 28 MAGGIO

L’operazione ‘top kill’, che dopo la sua partenza è stata interrotta e poi ripresa, per il momento sta funzionando, sta limitando la perdita di petrolio in mare, ma si tratta di una operazione lunga e delicata che si concluderà (forse) domani.

Solo fra qualche giorno, poi, si saprà se la cementazione della falla sarà sufficiente a impedire ulteriori perdite.

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Commenti (7)

7 Commenti per questo post

  1. filippo guida Says:

    se nel caso do vesse fallire questo tentativo, il mio prototipo che ho provato funziona!con i calcoli giusti e la mia teoria ,e c’è la possibilità di scegliere di chiuderlo o continuare a prelevare petrolio.

  2. enzo eleuteri Says:

    avrei un’idea da proporre e vorrei sapere se è possibile condividere questo mio pensiero con un sito capace di far giungere ciò ai diretti interessati.

  3. nicola benedetti propone Says:

    una bella rogna ,anche se una proposta ci sarebbe.sono un tecnico con la specializazione sugli asfalti.se la bp fosse interessata a valutare la fattibilità della proposta a titolo gratuito mi contatti . mila. cellini@tiscali.it

    ò

  4. Lorenzo Says:

    Buongiorno
    la stessa BP ha creato un sito dove si possono – attraverso il web – proporre delle soluzioni per fermare la fuoriuscita di petrolio: http://www.deepwaterhorizonresponse.com.

    Grazie

  5. Luciano Trolli Says:

    Sono veramente sconcertato nel constatare che il tempo sembri scorrere in modo inesorabile verso un disastro di proporzioni immaginabili. Più sconcertante sembra lo stato confusionale in cui risultano versare le varie unità di crisi della BP. La decisione ultima annunciata di “incappucciare” la testa del pozzo, a mio modesto parere, è sicuramente la decisione giusta e quella che si doveva attuare immediatamente nei primi giorni successivi al disastro. Oltre allo sconcerto mio aggiungo anche rabbia perchè da circa una ventina di giorni cerco di far giungere la mia “voce” ad organi importanti di stampa, ad agenzie di stampa, a Greenpeace alla unità di crisi in Texas e quale ultimo ostinato tentativo ad importanti cariche di Stato Americano ma …tutto invano, non sono riuscito ad avere un benchè minimo riscontro di rimando. (quanto detto è tutto documentabile e documentato fatta eccezione delle innumerevoli telefonate effettuate)
    Il mio suggerimento era sostanzialmente, a grandi linee,
    la stessa ultima soluzione che in queste ultime ore la BP ha annunciato di mettere in pratica. Stessa ed identica procedura ma con la variante di adottare un sistema di innesto alla testata del pozzo molto semplice ed affidabile e che ,amio avviso, non risentirebbe assolutamente della eventuale fomazione di cristalli creati dalla combinazione chimica di acqua salmastra-metano-petrolio e soprattutto insensibile alle forti correnti marine durante la fase di collegamento all’imboccature del pozzo. Non sono per “autoincensarmi” e per decantare la presunta validità di una idea, certamente gli addetti alle operazioni di emergenza sono ricchi di esperienza e di conoscenze idrogeologiche a non finire ma la vita spesso ci insegna che le cose semplici alle volte possono risolvere grandi problemi meglio pensare anche a queste opportunità. Per sollevare un peso si può usare anche la “leva”diArchimede e non necessarimente una sofisticata grù.
    Ricordo a distanza di tempo e con grande commozione il tragico evento di Vermicino , olte al dolore che penso abbia colpito l’intera Nazione nonchè il mondo intero, a me resta la rabbia pensando che un medico chirurgo suggerì di introdurre, oltre il Bambino, un tubo recante alla estremità una sorta di pallone gonfiabile in modo da impedirne lo scivolamento ulteriore a quota pù bassa. Questa procedura si adottava o si adotta nella manovra ospedaliera del “Clisma Opaco”; A vostro parere se qualcuno avesse prestato “Orecchio” a questo suggerimento avremmo potuto sperare in una felice soluzione del dramma? Io dico a gran voce di sì.
    Ricordo di un tecnico ricercatore che avvalendosi di particolari srtumentazioni ed elaborandone i dati ottenuti aveva preannunciato alla Protezione Civile un forte terremoto in zone non distanti dall’Aquila…. ricodate anche voi….vero?

    No non aggiungo alcunchè per non annoiare.

    Luciano Trolli

  6. Luciano Trolli Says:

    Più passa il tempo e più mi sale la rabbia in corpo, comincio veramente a pensare che i signori Ingenieri della BP non sanno più quello che stanno facendo. Da più di una ventina di giorni continuo a segnalare inutilmente una realizzabile possibilità di bloccare la fuoriuscita di petrolio.Nessuno di coloro ai quali mi sono rivolto ha accennato di aver ricevuto almeno il messaggio(non vi dico chi e i quali per non essere ripetitivo ogni volta che scrivo) L’ultima decisione presa da BP è quella che, a mio avviso, oltre ad essere quella giusta sarebbe stata quella da prendersi subito dopo il grave incidente risulta ancora una volta apparentemente problematica. Non voglio annoiare nessuno tenendo una lezione di tecnologia ma penso che chiunque abbia passato la vita professionale all’interno di aziende dove si fa della meccanica possa convenire che il disco diamantato sia stata la scelta più sbagliata che si poteva fare.Cerco di spiegare il perchè: una lama circolare tradizionale per l’acciaio lascia un solco maggiore del suo stesso spessore per effetto dell’alternanza dei denti taglienti mentre un disco diamantato lascia un solco circa pari al suo spessore ed è per questo che può rimane incastrato magari a seguito di un piccolo spostamento della attrezzatura che lo aziona o del tubo stesso sollecitato da qualche forza tipo una corrente sottomarina.In una officina di carpenteria non si usa il disco diamantato per tagliare un tubo semmai un disco abrasivo in composto di resine ma dato l’ambiente subacqueo penso sarebbe stato corretto l’uso di una sega circolare del tipo tradizionale. A questo punto penso che le affermazioni di protesta del regista James Cameron siano veramente appropriate. I miei suggerimenti che ritengo essere ancora attuabili,potrebbero in extremis essere integrati con una manovra di “pinzatura” come si fa nell’industria per chiudere i tubetti del dentfricio, idea che già molti di voi avevate proposto in passato. Questa estrema soluzione impedirebbe comunque il pompaggio del greggio nel tentativo di far calare la pressione all’interno del giacimento, per questa ragione da tempo continuo a sostenere l’idea di applicare una valola funzionante sulla testata del pozzo con un sistema di aggancio sicuro e semplice.Di questa soluzione ho provveduto più volte ad inviare disegni esplicativi a BP ma ….che fine abbia fatto il mio ostinato interessamento non si sa. Credetemi, non vivo nella fantascienza, penso di sapere quello che affermo dopo una vita professionale spesa per progettare attrezzature meccaniche per svariati impieghi industriali per cui chiedo aiuto anche a voi se vi capita di leggere quanto scrivo per segnalarmi un strada giusta da percorrere per far arrivare i miei suggerimenti.
    I mari e gli oceani non sono solo degli Americani sono anche nostri. l.trolli@tin.it per chi mi vuole aiutare.

  7. Mauro Says:

    Sto seguendo in questo momento in live il cappuccio che vogliono mettere al pezzo di flangia dove fuoriesce il petrolio. Secondo il mio parere è un impresa difficilissima se non impossibile. Un cappuccio libero nell’acqua che deve vincere la pressione di fuoriuscita del petrolio…impossibile. Potevano almeno prevedere una ganascia intorno alla flangia con due guide circolari tipo tondini di un certo spessore alte circa 3 o 4 metri e sul cappuccio due boccole guida in maniera da innestare il cap prima nelle due guide e poi spingerlo giù. Invece vedo che è libero e pensano di posizionarlo sopra così. Non ci siamo….io non avrei mai nemmeno provato una manovra così…cmq stiamo a vedere…

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