Scritto il 30 aprile 2010 da Lorenzo
Il petrolio fuoriuscito in mare dalla piattaforma Deepwater Horizon affondata il 22 aprile (ne abbiamo parlato qui) ha raggiunto le coste della stato americano della Louisiana, ora rischia di fare danni all’ambiente delle coste degli stati che si affacciano su quel tratto di mare del Golfo del Messico, cioè, oltre alla Louisiana, l’Alabama, la Florida e il Mississippi.
Questa marea di petrolio grezzo può provocare gravi danni all’ambiente e alle coste di questi stati, coste che sono splendide spiagge rifugio di molta fauna selvatica e che ospitano sbocchi sul mare per importanti fiumi.
Le autorità statunitensi, con il presidente Obama in testa, stanno mobilitando il maggior numero di forze, anche l’esercito, per cercare di contenere la crescente perdita di petrolio dalla piattaforma.
Il petrolio che si sta versando in mare è molto di più rispetto a quello che si pensava in un primo momento, infatti sono state scoperte altre falle, altri squarci alle condutture del petrolio danneggiate dall’esplosione.
Le condutture sottomarine stanno rilasciando molto petrolio in mare: si stanno versando in mare 5.000 barili di petrolio al giorno (per misurare la quantità di petrolio si usa il ‘barile‘ come unità di misura: un barile di petrolio equivale a circa 159 litri).
Adesso è una lotta contro il tempo per evitare che il petrolio che fuoriesce provochi una catastrofe ecologica che porta conseguenze negative all’ambiente, quindi alla salute umana, per decenni.
Foto | lastampa.it
Tags: Alabama, Ambiente, barile di petrolio, Deep Water Horizon, Deepwater Horizon, disastro ambientale, disastro ecologico, Florida, Golfo del Messico, Inquinamento, Louisiana, macchia nera petrolio, Mississippi, Obama, petrolio, piattaforma petrolifera


maggio 2nd, 2010 alle 18:06
cosa dire pensano solo al prifitto
maggio 10th, 2010 alle 19:31
buona sera sono gianluca pastore..
la mia tesi di laurea era dal titolo estrazione,trattamento e forme anti inquinamento del petrolio….in pratica secondo i miei studi a questo punto la soluzione e’ solo una distruggere il deposito nel sottosuolo utilizzando un esplosivo calandolo tramite il foro della trivella….certo questo provokera’ una bella esplosione ke elimira’ il combustibile pero’provokera’ anke alterazione del sistema marino in quella zona….secondo me un riskio accettabile…a mali estremi estremi rimedi…
maggio 11th, 2010 alle 09:41
Grazie Gianluca,
pare che la stessa BP sia a corto di idee su come bloccare il petrolio prima che arrivi sulle coste statunitensi, infatti ha istituito un sito dove si possono – attraverso il web – proporre delle soluzioni
http://www.deepwaterhorizonresponse.com/go/site/2931/
maggio 12th, 2010 alle 18:30
Oh, no!